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AMIS - Il benessere che cammina sotto casa

7 giugno 2025

Intervista a Lamberto Bertolè, assessore a welfare e salute del Comune di Milano e Carlo Marchetti, Presidente di Fondazione Comunità Milano.

C’è una Milano che invecchia. E una Milano che risponde.

In una città dove oltre il 40% degli over 75 vive solo, il tempo non è più solo una questione anagrafica: è una questione di spazio, di prossimità, di relazioni. A Milano l’invecchiamento è un tema sempre più urgente. Lo dicono i numeri, ma ancora prima lo raccontano le vite quotidiane di migliaia di persone sole, spesso invisibili, che abitano la città in silenzio. 

È a loro che si rivolge AMIS, “amico”, in dialetto milanese - Attività e Movimento Insieme per la Salute -, il nuovo progetto del Comune di Milano, in collaborazione con la Wellness Foundation e con il contributo della Fondazione di Comunità Milano.

«Il progetto AMIS nasce dalla consapevolezza che la salute non è solo assenza di malattia, ma uno stato di benessere complessivo, fisico, psichico e sociale, come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 1948)»

Lamberto Bertolè

Assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano. 

«In questo senso, l’attività motoria regolare, la socialità e il radicamento nel proprio contesto di vita rappresentano tre pilastri fondamentali per promuovere un invecchiamento attivo e prevenire forme di fragilità e isolamento, che troppo spesso colpiscono la popolazione anziana urbana», dichiara Bertolè.

Sono questioni fondamentali da risolvere perché, come ha spiegato Carlo Marchetti, presidente della Fondazione di Comunità Milano: «Le persone residenti a Milano che hanno dai 75 in su sono circa 180mila, pari al 13% degli abitanti del capoluogo. I giovanissimi tra 5 e 14 anni sono 115mila ovvero l‘8% della popolazione milanese. In sintesi, i milanesi maturi si apprestano a doppiare la generazione “dei nipoti”. Se vogliamo rispondere ai bisogni emergenti della città e riuscire ad anticiparli, occorre ottimizzare le opportunità di salute, partecipazione e consapevolezza delle persone che invecchiano per migliorare la qualità della loro vita e della comunità. Il progetto AMIS va in questa direzione e per questo abbiamo voluto sostenerlo attraverso il nostro Bando 57 in continuità con le azioni che Fondazione di Comunità Milano porta avanti per la silver age».

Il progetto AMIS è attivo da marzo a luglio 2025 in quattro Case di Quartiere nei Municipi 3, 7, 8 e 9: Feltre, Caio Mario, Appennini e Val di Bondo. L’obiettivo? Certamente promuovere l’invecchiamento attivo e contrastare l’isolamento sociale, attraverso un programma gratuito di attività motorie, momenti di socialità e incontri informativi sui corretti stili di vita. Un modo concreto per affrontare, nei territori, sfide come il declino fisico, la solitudine e la sedentarietà.

L’iniziativa parte da un’idea semplice: muoversi insieme fa bene. Sotto la guida di giovani trainer laureati in Scienze Motorie, gli over 65 partecipano ogni settimana a incontri della durata di due ore che comprendono una camminata, esercizi per l’equilibrio e la forza, una merenda salutare e momenti di dialogo sui pilastri del wellness: movimento, alimentazione, riposo e atteggiamento mentale positivo. Una formula che deriva direttamente dalla sperimentazione “Sempreverdi, sempre in forma”, lanciata nel 2024 con ottimi risultati.

Sempre l’assessore Bertolè ha sottolineato:

«In una società in cui in poco più di vent’anni i nuclei monocomponenti a Milano sono diventati la maggioranza, combattere la solitudine e cercare di rimandare il momento in cui le persone anziane diventano non autosufficienti è una delle sfide più significative del nostro tempo. In questo senso, AMIS è certamente un progetto che persegue entrambi questi obiettivi. Il fatto che si svolga nelle neonate Case di Quartiere ci aiuta a farle conoscere come presidi sul territorio e luoghi che offrono opportunità e occasioni per tutti e tutte».

Lamberto Bertolè

Assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano. 

Per valutare gli impatti, AMIS prevede test volontari su forza e mobilità, e la compilazione di questionari su benessere mentale, solitudine e stile di vita. Ma il Comune guarda anche oltre gli indicatori quantitativi.

Come ha spiegato ancora Bertolè: «Per noi, valutare un progetto come AMIS non significa soltanto raccogliere numeri, ma misurare il valore umano e sociale di ciò che accade quando una persona si rimette in cammino – fisicamente e simbolicamente – dentro una comunità. Il nostro obiettivo è capire se queste attività riescono a far sentire le persone più vive, più autonome, più collegate agli altri. E se, grazie a questo, migliorano non solo la loro salute, ma anche la qualità della loro quotidianità. Per questo, accanto a strumenti di monitoraggio più tradizionali, abbiamo scelto di porre attenzione all’esperienza dei partecipanti: se si sentono più sicuri nel muoversi, più motivati a prendersi cura di sé, più capaci di costruire relazioni. Sono questi i segnali che ci dicono che un intervento funziona, che sta generando trasformazione».

Infine, per Bertolè AMIS rappresenta un punto di inizio: «Vogliamo che AMIS non sia un’esperienza isolata, ma un punto di partenza. Un’occasione per far conoscere le Case di Quartiere, per far nascere nuovi legami, per stimolare una partecipazione attiva che possa proseguire nel tempo. In questo senso, l’impatto che vogliamo misurare è anche quello sul tessuto comunitario: sulla capacità di creare una città più accogliente, più prossima, più giusta. Solo così possiamo davvero parlare di salute pubblica: quando promuoviamo condizioni di vita che permettano a tutte e tutti di invecchiare con dignità, autonomia e relazioni significative».

Tra queste sperimentazioni c’è anche Indovina chi viene a casa, raccontata ancora da Marchetti:

Guardando al futuro, la Fondazione di Comunità Milano immagina una possibile estensione del progetto. Come ha spiegato Carlo Marchetti: «Auspichiamo che Amis venga sostenuto da nuovi donor affinché prosegua le sue azioni di educazione al benessere. Rispetto ai servizi per gli anziani, Fondazione di Comunità Milano ha identificato l’inverno demografico quale sfida del suo piano programmatico 2023-2026. Abbiamo iniziato il nostro lavoro con un progetto sperimentale nel Municipio 9 della città, quello che conta il maggior numero di persone over 75 che vivono sole. Ci sembra utile partire da lì per testare un modello e capire se è efficace e replicabile».

Tra queste sperimentazioni c’è anche Indovina chi viene a casa, raccontata ancora da Marchetti:

«Ad oggi abbiamo 50 anziani seguiti e altrettanti volontari. Entro l’anno puntiamo ad arrivare a 80 “binomi”. L’idea progettuale si può riassumere in due parole: cura e socialità. Pomeriggio di chiacchiere, accompagnamento a visite mediche o per commissioni fuori dal quartiere, uscite a teatro se la persona anziana se la sente, tutto grazie a volontari supervisionati da operatori sociali».

Carlo Marchetti

Presidente della Fondazione di Comunità Milano

Marchetti continua, «la novità del progetto sono le manutenzioni domestiche. Non sono rari i casi nei quali le anziane e gli anziani soli dentro case che invecchiano e si fanno meno accoglienti proprio quando chi le abita diventa più vulnerabile. Da qui l’idea di farci carico di riparazioni e rimesse in ordine degli appartamenti grazie al lavoro dell’impresa sociale Bottega di quartiere. Per rispondere alla sua domanda, credo che questo tipo di intervento di welfare territoriale “a chilometro zero” funzioni e possa essere replicato coinvolgendo nuovi Municipi».

Con AMIS, dunque, Milano non costruisce solo salute: costruisce legami, fiducia, riconoscimento reciproco. In una parola, comunità.

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